Tragedia Morosini. Si poteva far qualcosa?

lunedì 16 aprile 2012

di Massimo Lancianise.
BARI- Sabato 14 aprile 2012 Piermario Morosini si è spento. Il giovane calciatore del Livorno ha accusato un malore e, dopo alcuni disperati tentativi di rimanere in piedi, si è accasciato al suolo senza più alzarsi. Vani sono stati i tentativi di rianimarlo, nel giro di un’ora Morosini era morto.
Da ieri ci si interroga su come sia stato possibile che un ragazzo giovane e in buona salute sia potuto morire così all’improvviso; a queste domande se ne aggiungono altre, riguardo alla tempestività o meno dell’intervento medico e sui controlli che si fanno agli atleti professionisti.
Il 2012 è sicuramente l’annus horribilis per le tragedie sportive: in pochi mesi si sono susseguiti i casi di Muamba, Bovalenta e ora di Morosini. La domanda è lecita: cosa sta succedendo? 
In molti puntano il dito contro il sistema calcio, caratterizzato da un giro di denaro impressionante che costringe i calciatori a ritmi pazzeschi. Negli ultimi 15 anni siamo passati da 40 gare stagionali ad almeno 50-60. Ora si tratta di capire se questi ritmi serrati possano davvero influire sulla salute degli atleti. Ho cercato di informarmi il più possibile anche per evitare di scrivere pareri scontati o errati. Una stagione sportiva intensa e fitta di eventi richiede uno sforzo fisico indubbiamente altissimo e molto spesso gli atleti finiscono per imbottirsi di farmaci atti a migliorare le proprie prestazioni fisiche. A lungo andare, l’assunzione di tali sostanze può sicuramente danneggiare l’organismo ma ad oggi non si è ancora trovata una relazione certa tra l’assunzione di farmaci durante il periodo agonistico e la morte successiva. Oggi ascoltavo il parere dell’esimio professor. Bruno Carù, esperto in medicina sportiva; il professor Carù si è espresso sia sul caso Morosini, sia per quanto riguarda l’assunzione di farmaci. Per quanto riguarda i farmaci il professore ha specificato come i farmaci assunti non servono a curare una patologia ma a migliorare le prestazioni dell’atleta. Occorerebbe quindi un maggior controllo sui farmaci che si assumono e anche favorire un consumo minore degli stessi. Sul caso Morosini il professor Carù ha esposto una sua tesi, ovvero che il ragazzo abbia sofferto di un’aneurisma cerebrale che ha poi causato l’arresto cardiaco.
Se l’autopsia confermerà questi ipotesi, purtroppo per Piermario c’era poco da fare: l’aneurisma provoca il rompimento di un’arteria cerebrale e rimane ben poco da fare dopo.
Vorrei concludere esaminando il discorso riguardo il livello di prevenzione e di controllo sugli atleti. Più persone hanno evidenziato come l’Italia sia il paese dove i controlli sono maggiori e dove spesso la scrupolosità dei nostri esami ha salvato delle vite: basti pensare al caso di Kanu all’inter o del recente caso di Pettinari, giocatore del Varese. Per di più il livello straniero dei controlli è molto più basso: Muamba, il giocatore recentemente colpito da infarto durante un match di coppa d’inghilterra, ha una malformazione genetica che teoricamente gli impedirebbe di giocare.
Se in Inghilterra il livello di attenzione fosse quello che c’è da noi, Muamba sarebbe stato fermato molto prima. Quindi la prevenzione c’è, casomai bisogna aumentarla ancora e renderla più efficiente. 
Infine ho sentito di polemiche riguardo la macchina dei vigili che ha rallentato l’arrivo dell’ambulanza: indubbiamente la non-curanza del vigile è da biasimare e fa parte di un malcostume proprio di noi italiani; a parte questo occorre precisare che anche se l’ambulanza fosse arrivata 2 minuti prima non sarebbe cambiato nulla. L’ambulanza è un mezzo, il trattamento terapeutico per salvare la vita di Morosini era già iniziato. La gravità dell’incidente ha reso tutto inutile.
Commentare sciagure del genere è difficile, rimane solo la speranza di non sentire più di giovani vite spezzate in questi maniera.








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