Favola Apoel: la squadra che unisce una città ed uno sport intero

giovedì 8 marzo 2012

di Giovanni Sgobba
BARI- Da oggi l'Apoel di Nicosia verrà ricordata come una di quelle splendide fiabe che ci permettono ancora di restare legati al calcio e di farci emozionare. Stupisce solo a pensarci: una squadra lontana geograficamente dal calcio che conta, con un bacino di utenza di poche migliaia di tifosi, che ha uno stadio di 23.000 posti da dividere con altre due società di Nicosia per questioni di budget limitato, ecco questa piccola squadra cipriota è tra le 8 migliori d'Europa. Con Milan, Barcellona, Benfica ed altre, per intenderci.
Un'impresa sportiva che non ha precedenti: un lungo, faticoso cammino iniziato il 13 luglio in Albania, contro il Skënderbeu, nell'andata del secondo turno di qualificazione, e che, dopo otto estenuanti mesi, sembra non esser ancora giunto al capolinea. Nel mezzo, l'impresa per aver chiuso il proprio girone in testa, lasciandosi alle spalle superpotenze quali Zenit, Porto e Shaktar. Tanti elogi e complimenti, ma contro il Lione, negli ottavi, la sensazione era che i ciprioti si sarebbero dovuti destare. Ed infatti, all'andata in terra francese, l'Apoel esce sconfitto per 1-0, ma è in casa che si compie l'impresa: in meno di nove minuti, annullano il vantaggio dei francesi, grazie alla rete di Manduca, e spinti dall'entusiasmo del pubblico del Neo GSP (nemmeno fosse la prestigiosa Bombonera del Boca Juniors), tengono testa agli assalti dei transalpini, creando occasioni in contropiede. Match e qualificazione si decidono ai rigori: dagli 11 metri, i giocatori dell'Apoel, con la sfacciataggine e sfrontatezza degli inesperti, non sbagliano un tiro; fatali saranno gli errori, invece, dei giocatori più tecnici del Lione, ovvero Lacazette e Bastos. 
L'impresa più grande, però, è stata quella di unire una città spaccata etnicamente. Nicosia, infatti, capitale di Ciprio, è dal 1974, anno dell'invasione turca, scissa in due spicchi di matrice turca e greca-cipriota, ma per una sera, magica, i ragazzi dell'Apoel sono stati eroi sotto il segno di un'unica bandiera, di un'unica patria.
Tra questi c'è il portiere Chiotis, precedentemente ricordato per essere il secondo di Sorrentino ai tempi dell'AEK Atene, il capitano Charalambides, uno dei pochi ciprioti in una formazione piena di brasiliani e portoghesi (tra i quali spicca curiosamente un Kakà) ed Esteban Solari, fratello del più famoso ex calciatore di Real ed Inter, Santiago.
Un sogno che continua, ed una favola, qualunque cosa accadrà, destinata a rimanere impressa nei ricordi di questo sport.




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