La Champions League che non t'aspetti: verdetti dell'ultima giornata

venerdì 9 dicembre 2011

Rooney, attaccante del Manchester United, esce a testa bassa.
Sullo sfondo la festa del Basilea
di Giovanni Sgobba
BARI - Pazza, rocambolesca Champions League: così si potrebbe sintetizzare la prima fase dell'edizione 2011/2012 del massimo torneo europeo, chiusosi con una giornata a dir poco spettacolare.
Colpi di scena da far impallidire il miglior romanzo giallo ed altalenanti emozioni da far sobbalzare dalla sedia. Alzi la mano chi avrebbe scommesso all'inizio del torneo di vedere fuori entrambe le squadre di Manchester, capitale e simbolo dell'attuale calcio inglese; chi avrebbe immaginato di vedere Basilea e Apoel (di Nicosia, nemmeno la più celebre Apoel di Tel-Aviv) accedere agli ottavi? Forse alla vigilia del torneo, gli stessi protagonisti avrebbero riso dinanzi a tali affermazioni, ma tra gli orridi incubi per alcuni e sogni concreti per altri, la realtà ha assunto questi contorni.
In parte, del resto, c'era da aspettarselo: il processo di miglioramento attuato da Platini, ha ridisegnato schemi e qualifiche, portando così a dei gironi disomogenei, imprevedibili da un lato, estremamente accessibili dall'altro. Ma il bello di questo sport è l'imprevedibilità, cosicché capita di assistere al finale più inaspettato, più imprevedibile.
Si qualifica il Basilea ai danni del Manchester United. Gli svizzeri riscrivono un pezzo di storia del calcio mondiale, vincendo per 2-1 contro i più blasonati inglesi, a cui bastava un punto per qualificarsi. Certo nella squadra di Alex Ferguson molte cose non sono funzionate, in questo cammino; difficile spiegare perché siano arrivati a giocarsi la qualificazione all'ultimo turno, in un girone che aveva nel Benfica (qualificata come prima) l'unica insidia. E allora ne ha approfittato la piccola squadra svizzera, che attraverso un calcio antico,  fatto di corsa e meno fantasia, è stata capace di ribaltare un pronostico troppo frettolosamente dato per scontato, mettendo sotto, tra l'altro, gli stessi Red Devils nel match di andata giocato all'Old Trafford (3-3 il risultato finale).
Altri eroi in patria sono i ciprioti dell'Apoel di Nicosia, trecento mila abitanti appena, che riescono nell'impresa di mettersi alle spalle potenze calcistiche (ed economiche) del calcio europeo quali Zenit, Shaktar e Porto. Un cammino sorprendentemente granitico, di una squadra senza primedonne, imbattuta in trasferta e cinica in casa, capace di ribaltare fronte di gioco con rapidità e scioltezza che, alla luce di quanto è successo, ha disarmato un po' tutti.
E poi ancora, fuori il Valencia che è crollato allo Stamford Bridge, sotto i colpi di Drogba (e alle proprie ingenuità), contro un Chelsea che aveva bisogno dei tre punti per la qualificazione e per scacciare perplessità attorno all'ambiente. E poi ci sono le eliminazioni "drammatiche", epiloghi da cardiopalmo.
L'Ajax aveva un vantaggio considerevole per una migliore differenza reti, nei confronti della terza in classifica, ovvero il Lione, ma nonostante ciò, si è materializzato l'assurdo: i francesi, che avevano bisogno di una goleada per poter scavalcare i lancieri, vincono per 1-7 contro la squadra materasso del girone, i croati della Dinamo Zagabria, e complice la contemporanea sconfitta dell'Ajax contro il Real Madrid (peseranno i molteplici errori arbitrali a sfavore degli olandesi), si garantiscono così l'accesso agli ottavi.
Simile sorte è toccata all'Olimpiakos, che nonostante la brillante vittoria contro l'Arsenal per 3-1, retrocedono beffardamente in Europa League quando ormai i giochi sembravano chiusi: difatti il Marsiglia, con cui i greci si giocavano il posto, perdevano per 2-0 contro il Borussia Dortmund, ma una incredibile rimonta confezionata negli ultimi minuti di match (splendido il goal di Valbuena), fissa il risultato sul 2-3.
Francia, dunque, protagonista in queste rocambolesche qualificazioni, ma che perde l'altra squadra transalpina, che paradossalmente, alla vigilia aveva più chance di qualificazioni: il Lione infatti, avrebbe dovuto vincere in casa contro i turchi del Trabzonspor per avere la certezza del passaggio agli ottavi, ma non va oltre uno sterile 0-0 e la contemporanea vittoria del CSKA di Mosca ai danni dell'Inter, fa sprofondare i francesi addirittura all'ultimo posto, con conseguente passaggio del girone dei russi.
Chi può sorridere pienamente è solamente l'Italia, unica nazione a portare agli ottavi lo stesso numero di squadre che si sono presentate ai nastri di partenza di questa edizione. Un "Tre su tre" così convincente che non accadeva da tempo e che rialza l'orgoglio calcistico italiano, ultimamente smontato dalle continue retrocessioni nel ranking. Il capolavoro sportivo l'ha compiuto, senza dubbio, il Napoli: se infatti le milanesi non hanno avuto troppi grattacapi (l'Inter con due sconfitte in casa, però, si era complicata un po' la vita), i partenopei si sono trovati in quello che è stato ribattezzato il "girone degli inferi" formato da quattro squadre di primissima fascia (il City, i tedeschi del Bayern di Monaco e il Villareal). Gli uomini di Mazzarri si sono dimostrati maturi e convinti dei propri mezzi, riuscendo in quello che, se si pensa da dove è partito il Napoli 4-5 anni fa, senza troppi giri di parole, possiamo definire un' impresa, che ha nella vittoria al San Paolo contro gli inglesi per 2-1, il ricordo più speciale, il momento più romantico di tale cavalcata.
Venerdì prossimo ci saranno a Nyon i sorteggi per formare gli ottavi di finale, e se queste sono state le premesse, gli ingredienti per una Champion's League straordinariamente pazza ci sono tutti.






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